RSPI 2016/1

31/03/2016

Genesi e sviluppo del fenomeno BRICS nel sistema internazionale

Antongiulio de' Robertis

L’acronimo BRIC creato nel 2001 per indicare un’affinità nelle dinamiche di sviluppo economico di Brasile, Russia, India e Cina, nel 2006 per un’iniziativa della Russia ha assunto il significato di
un’associazione di Stati che compattamente continua a ribadire l’esigenza di adeguare i meccanismi di cooperazione del sistema internazionale alle nuove realtà economiche e politiche
del XXI secolo mediante la riforma, ma non l’abbandono dei principi e delle sedi di confronto e di decisione create all’indomani della seconda guerra mondiale. Espansosi con l’inclusione del
Sud Africa il format è divenuto BRICS e, per effetto del ricorrente rifiuto delle recenti iniziative militari e sanzionatorie dell’Occidente, evoca il rischio di un ripetersi della dinamica che portò
alla formazione dell’Intesa all’inizio del XX secolo.

Il programma dei BRICS per la costruzione di un nuovo ordine mondiale

Paolo Raimondi

Muovendosi sulla base di documenti ufficiali dei summits dei BRICS e dei più importanti organismi economici e politici internazionali, l’Autore intende provare la valenza strategica
globale rappresentata dall’alleanza dei paesi BRICS che va ben oltre alla rilevanza, certamente non secondaria, della formazione di un nuovo blocco di potere economico e politico. Dopo oltre
settanta anni dalla sua creazione, il sistema di Bretton Woods dominato dal dollaro come unica moneta di riferimento negli scambi, nella finanza e nelle riserve, ha terminato il suo ciclo storico. Bretton Woods e le sue istituzioni rappresentano sempre meno l’architettura dell’economia mondiale, in cui i mercati emergenti sono diventati i principali motori dello sviluppo. L’alleanza dei BRICS si sta trasformando nello strumento principale di questo cambiamento epocale.

Geopolitical trends: Statalist BRICS challenge Glocalist financial instability

Enrico Molinaro

L’Autore si propone di dimostrare la possibilità di prevedere ragionevolmente l’evoluzione dei trends geopolitici se si comprende l’influenza esercitata, attraverso collaudati strumenti di manipolazione di massa, dalle principali élites economico-politiche internazionali. Le élites Glocalista e Statalista, in competizione tra loro, utilizzano i rispettivi modelli di identità collettiva,
opposti e complementari, per condizionare le dinamiche geopolitiche internazionali con alterne fortune cicliche. Nella fase storica attuale, cinque case-studies esaminati (Israele, Italia, Russia, Stati Uniti, organizzazione BRICS) mostrano un graduale avanzamento dell’élite Statalista e del suo corrispondente modello di identità collettiva, nonostante le evidenti difficoltà sociali,
politiche ed economiche di alcuni dei 5 governi Statalisti BRICS.

I BRICS nell’interpretazione politica russa

Marco Ricceri

L’Autore illustra il punto di vista della Russia in merito alla iniziativa internazionale dei BRICS, e ricostruisce il quadro delle motivazioni di fondo, degli obiettivi strategici e degli interessi
nazionali che la Federazione intende tutelare e perseguire con l’avvio, la promozione, l’allargamento degli ambiti di azione di questo importante coordinamento. La tesi sostenuta
nell’articolo è che la motivazione principale dell’azione della Federazione Russa è di carattere politico, prima ancora che economico. La tesi è supportata dalla analisi di due autorevoli
contributi di fonte russa, quello del Direttore del Comitato Nazionale di Ricerca sui BRICS, Georgy Toloraya, e il Rapporto 2016 dell’Istituto Russo di Studi Strategici - RISS.

Luci e ombre del contributo della Cina ai BRICS

Fabrizio Zucca

L’Autore illustra il contributo della Cina al coordinamento dei BRICS e svolge un’analisi approfondita degli attuali problemi aperti nelle dinamiche dello sviluppo, sia all’interno del paese, sia a livello internazionale. In particolare l’Autore analizza i possibili effetti delle differenze crescenti tra gli Stati membri dei BRICS sulla realizzazione della piattaforma comune ed i termini con i quali gli specifici interessi nazionali saranno combinati in un più ampio interesse condiviso, connesso alla volontà dei BRICS di affermare un incisivo protagonismo a livello internazionale. Per la Cina, in particolare, è legittimo l’interrogativo su come saprà combinare la
posizione di grande potenza globale, le inevitabili scelte di riforma del proprio modello di sviluppo interno, il suo contributo al coordinamento BRICS.

Il Brasile tra protagonismo internazionale e recessione economica

Sabrina Boni

L’Autrice prende spunto da una conferenza sull’attuale politica estera del Brasile tenuta a Roma dall’Amb. Celso Amorim, per il CESPI nell’ottobre 2015, per ricostruire il grande dinamismo e la
progettualità mostrata dal Brasile nel continente latinoamericano e sulla scena mondiale soprattutto negli anni dalla svolta del secolo ad oggi. Un dinamismo che emerge come fondato
certo sulla forza economica, la posizione geografica strategica, la grande disponibilità di risorse naturali; ma soprattutto su un preciso dettato della legge costituzionale del 1988 approvata dopo
vent’anni di dittatura militare.

I BRICS e la nuova governance globale: il XXI secolo sarà il ‘secolo indiano’?

Emanuela Scridel

L’articolo intende focalizzarsi sull’evoluzione dei BRICS – i cosiddetti paesi emergenti, Brasile, Russia, Cina, India e Sudafrica – all’interno del rinnovato contesto internazionale, sul prevalere
delle dinamiche economiche su quelle politiche e sul peso che il potere economico sta esercitando non solo nel riassetto degli equilibri mondiali e della governance globale ma anche nella
ristrutturazione delle organizzazioni internazionali.
Si vuole in particolare porre l’attenzione sul fatto che, nonostante l’esistenza di realtà tra loro molto dissimili in termini storici, politici e culturali, i BRICS esprimono, nell’insieme, il consolidamento di legami chiave per il processo di riconfigurazione del potere a livello globale e sul fatto che si assiste ad uno spostamento del baricentro economico del mondo nel momento in cui i ‘paesi emergenti’ risultano di fatto essere ‘players globali’ del tutto ‘emersi’.

Una strategia BRICS denominata Sudafrica

Alessandra Martino

Quando nel 2001 Jim O’Neill, presidente della Goldman Sachs Asset Management, coniò l’acronimo BRIC per designare le nazioni emergenti economicamente più rilevanti e destinate ad
indirizzare l’economia mondiale, si riferiva al Brasile, alla Russia, all’India ed alla Cina. Egli, difatti, non considerava una di esse la Repubblica del Sudafrica poiché si trattava di una realtà
dalle caratteristiche economiche eccessivamente diverse rispetto a quelle degli altri quattro Stati. Di conseguenza, in seguito all’inclusione dello Stato africano nell’aggregato geo-economico,
avvenuta nel 2011, si iniziò a considerare quale contributo potesse fornire al gruppo il nuovo membro. Molto presto si comprese che l’adesione del Sudafrica rappresentava una strategia economica e politica dei BRICS.